Insalata con alghe wakame

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L’alga wakame è originaria dei mari giapponesi. In Giappone, la wakame è la terza alga in ordine di popolarità, dopo la nori e la kombu.

Dal punto di vista nutritivo la wakame è ricca di calcio e di grandi quantità di vitamine del gruppo B e di vitamina C, nonché di magnesio e ferro. Alla wakame vengono attribuite proprietà curative benefiche per i capelli, per le unghie e per la pelle. Essa favorisce l’eliminazione dei grassi, ed è ottima per problemi di pressione alta, per i problemi cardiaci, è disintossicante per il fegato, e aiuta l’organismo a depurarsi dalle scorie radioattive e dai metalli pesanti. Gli alginati, fibre colloidali di cui è ricca, proteggono e leniscono le mucose gastriche e possono trovare impiego nei problemi di acidità gastrica e reflusso gastroesofageo.

Ho iniziato da pochi giorni ad usare quest’alga, comunque la consiglio. io l’ho provata per la prima volta nell’insalata. Il gusto ricorda vagamente gli spinaci.

Le mie alghe erano secche, le ho messe in ammollo in acqua tiepida circa un’ora prima di pranzo.

Poi ho mescolato insalate varie (radicchio, valeriana, insalata gentile…), una mela a pezzetti, funghi e l’alga tagliata a striscie.

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Try! Just a little bit harder.

La prima volta che mangiai una torta riso e cioccolato veg era il 1964. Ai tempi frequentavo l’università di Austin, nel Texas e vivevo con la mia compagna in un edificio occupato di Nueces Street. Studiavamo poco,guadagnavamo poco dai lavori saltuari. Spesso saltavamo i pasti.
Ma quella volta era il mio compleanno. Janis si procurò un po’ di okara di latte di riso, che l’amica Daisy aveva avanzato. Recuperati gli altri ingredienti, decise di prepararmi questa torta vegana quale regalo di compleanno.
Non aveva un brutto aspetto, solo pareva un po’ bruciacchiata di sotto, almeno all’apparenza.
Fu lei ad assaggiare il primo pezzo, voleva assicurarsi fosse buona, fosse come l’aveva immaginata. Era davanti a me. Io, bramoso di mangiare il suo regalo di compleanno, la fissavo in attesa.
Quel morso, per lei, fu come una rivelazione. Gli occhi si sbarrarono, le pupille si dilatarono, guardò il soffitto, guardò oltre, sembrava poter vedere il cielo. Corse alla piccola pianola che avevamo trovato per strada qualche settimana prima e sulla quale accompagnava la sua splendida voce. Cominciò a suonare e a tirare delle urla allucinanti.
“Come stai? Qualcosa non va?” chiesi io con il mio inglese stentato, preoccupato che la torta le avesse dato dolori lancinanti allo stomaco. Ma non erano urla di dolore. Era il suo modo di cantare.
“E allora, che faccio con la torta?”
“Prova!” urlò lei cantando e senza smettere di suonare.
“Prova! Prova!”
Misi in bocca una fetta di torta. Effettivamente era un po’ bruciacchiata di sotto e pertanto un po’ indurita.
La mia titubanza emerse in un timido morso, che non riuscì a scalfire la crosta alla base del dolce.
“Solo un po’ più forte”, mi suggerì Janis, sempre cantando e accompagnandosi con le note musicali.
Seguii il suo consiglio, morsi un po’ più forte. La torta era deliziosa. Altro che bruciacchiata o indurita.
Quella torta vegana non la dimenticherò mai. Fu il più bel regalo di compleanno della mia vita.
Qualche mese dopo, purtroppo, le strade si separarono e persi i contatti con Janis.
La rividi qualche anno più tardi sul palco di Woodstock. Era diventata una cantante e anche abbastanza famosa, a quanto mi parse.
Ma le parole che mi disse in quella sera del mio compleanno nel 1964, tornarono anche quando la vidi su quel palco, davanti a centinaia di migliaia di figli dei fiori.
“Prova!” “Solo un po’ più forte”.
Cara Janis, grazie a questa canzone mai dimenticherò la tua torta vegana di cioccolato e okara di latte di riso.